Regolarium

LE REGOLE DI INGAGGIO

Gli autori che si iscrivono al Forum di Soppressatira accettano in anticipo che le loro battute possano essere sia labbate (ossia rielaborate, per funzionare meglio) che essere usate su pubblicazioni (libri, ebooks, radio, etc.), senza che per questo essi abbiano nulla a che pretendere da Soppressatira e dai suoi rappresentanti. Chi pubblica su Soppressatira ne diventa un “donatore”: ne cede a Soppressatira tutti i diritti di pubblicazione, mantenendo delle battute la sola proprietà intellettuale.

Possono esserci infiniti motivi per rielaborare una battuta: per farla stare in un percorso narrativo, per correggere un errore, per enfatizzarla, perché prima ne era uscita una in forma simile ma non volendo perdere l’idea la si veste in modo diverso, etc.; l’autore deve tollerare con ottimismo* i cambiamenti: i redattori non vogliono il suo male né disperdere il suo innato, infinito talento di battutista — anzi, semmai vogliono valorizzarlo —, i cambiamenti vengono fatti esclusivamente a fin di bene e/o per necessità editoriali (Soppressatira è, in fondo, una “rivista — anche se sui generis —, e in ogni caso produce anche libri: i “lab” sono fatti tenendo conto di tutti i punti di vista).
(* = non deve scassare la minchia ai redattori.)

Chi non concorda con tale impostazione non dovrebbe pubblicare assolutamente nulla: la pubblicazione di battute da parte sua sottintende la sua piena e completa accettazione dei principî espressi sopra.

Soppressatira comunque non si riserva alcuna “esclusività” sulla battuta: ogni autore può metterla tranquillamente sul suo account personale Facebook o Twitter. Ma si chiede con forza di non mettere la stessa battuta (e nemmeno una versione quasi identica) su Soppressatira E CONTEMPORANEAMENTE su un altro collettivo di satira. Se due siti “concorrenti” escono con una battuta identica fanno una figuraccia entrambi. E la volta successiva ci pensano due volte prima di arrischiarsi a pubblicare nuovamente un autore con la tendenza alla poligamia.
Non solo. Se una battuta la scrivi in un posto e non te la pubblicano, l’hai bruciata (perché quasi sicuramente non era granché). Convincitene, evitando di tentare di riciclarla successivamente in un altro collettivo: nell’umorismo non esiste la figura del genio incompreso.

Sul sito Soppressatira.it e sulla pagina Facebook di Soppressatira la battuta può apparire singolarmente o assieme ad altre in un post. Sarà sempre segnalato il nick dell’autore. La lunghezza della battuta non ne pregiudica la pubblicazione.

Sul canale Twitter ovviamente si rispettano altri parametri, e principalmente quello del limite di scrittura: lo spazio è inferiore a quello di un sms, se una battuta è più lunga non potrà essere pubblicata, a meno di non renderla una “cartolina”; se è di 140 caratteri o poco meno, viene pubblicata senza il nome dell’autore. L’autore che avrà segnalato il proprio profilo Twitter vedrà la sua battuta pubblicata nella forma battuta + @account autore. Altrimenti nella forma battuta + nick/nome autore per come è conosciuto nel Forum su Facebook. In linea generale per le battute lunghe ci regoliamo così, procedendo per esclusione:
forma originale battuta + @account autore entra? se SÌ, pubblicazione; se NO, verifica forma battuta + iniziali autore; se ancora non entra, verifica forma solo battuta; se ancora non entra, pubblicare come “cartolina”.
Ecco alcuni esempi:

Con iniziali autore:

Solo battuta:

Nella forma “cartolina”:

 

FUNZIONAMENTO DEL FORUM

Lavoriamo sulla realtà dei fatti, non inventandoci le notizie.
Sul web ci sono collettivi di “satira fantasy” o, come amano definirsi loro stessi con abbondante e compiacente autoindulgenza, “fictional news” (l’esempio più noto è Lercio) i quali si sono specializzati sulle notizie “inventate ma plausibili”. Gli altri autori di satira lavorano tutti quanti su ciò che accade realmente. Noi facciamo parte di questo secondo sbrigghiozzo (se provate a googlare “sbrigghiozzo”, forse per la prima volta in vita vostra vedrete Google vuoto con la sconsolata scritta «La ricerca non ha prodotto risultati in nessun documento»), e in più siamo aperti ad altri… settori della risata (comicità pura, goliardia, cabaret, parodia, etc.):

su Soppressatira si fanno battute solo sui fatti rilevanti recenti (del giorno stesso, o quasi) e realmente accaduti in questo quadrante della galassia

La regola è che chi fa una battuta deve anche fornire uno o più link su cui documentarsi. Almeno uno di questi link deve portare a un quotidiano e/o a un’agenzia di stampa. (Purtroppo i blog sono spesso inaffidabili e talvolta rivendono come nuove notizie vecchie di mesi o anni.)

Sulle notizie si sbattuta in 4 modi.

Commento singolo, nuovo argomento. Si scrive la battuta sul Forum, e, se riguarda un argomento nuovo, si fornisce alla fine della battuta anche un link su cui documentarsi (che deve portare a un quotidiano o a un’agenzia di stampa).

Commento singolo, argomento già dibattuto. Se altri hanno già fatto battute sull’argomento, si scrive la battuta sul Forum in modo tale che si capisca a quale argomento si riferisce. Non serve fornire il link su cui documentarsi, a meno che non riguardi aggiornamenti o differenti versioni della stessa notizia.

Iniziare un nuovo Thread (discussione) indirizzato al sito. Si inizia una nuova discussione su un singolo argomento rilevante, con l’obiettivo per esempio di farne un articolo per questo sito, preferibilmente (ma non esclusivamente) aprendo un evento Facebook dentro il Forum, in modo che si possano raccogliere in un’unica sequenza tutte le battute riguardanti quel singolo argomento.
Ovviamente si apre una discussione solo se si è prima verificato che non sia già aperta sullo stesso argomento: sparpagliare discussioni uguali o simili along-the-forum uccide la leggibilità. Chi inizia una nuova discussione deve innanzitutto fornire uno o più link su cui documentarsi, e come detto prima almeno uno di questi link deve portare a un quotidiano e/o a un’agenzia di stampa.

Intervenire in discussioni già aperte. Se si hanno battute su un Thread già aperto, si scrive la propria battuta dentro l’evento e/o altro thread. Scriverla fuori vuol dire disperderla, e i selezionatori potrebbero dimenticarla al momento della realizzazione del post. È questo per esempio il caso dei “live” (lo “sbattutamento a raffica” su eventi vari tipo le serate di Sanremo, le finali di Champions, etc).

ALTRE REGOLINE UTILI

• Per favore, limita i tuoi attacchi compulsivi alla tastiera: prima di postare, conta fino a dieci e fatti un esame di coscienza del tipo «È una buona battuta o sto solo rompendo i coglioni?». Sii primo/a giudice di te stesso/a. E mettiti nei panni dei selezionatori che si scorrono tutta la bacheca continuamente.

• Quando pubblichi una battuta non andare a capo ad minchiam. Sempre per il principio del rispetto dei selezionatori, ricorda che una cosa del genere:

Usain Bolt
“Io come Alì e Pelè”
Un Nero

…non verrà mai pubblicata così, ma cosà:

Usain Bolt: «Io come Alì e Pelè». Un Nero.

…quindi, oltre alla punteggiatura che sarebbe già un problema (nell’esempio non c’è!, tu sforzati di metterla sempre al meglio), anche tutti quegli a-capo servono solo a far PERDERE TEMPO ai selezionatori. E se consideri che nel copincolla da alcuni smartphone si è costretti a copiare ogni capoverso singolarmente, magari mentre la batteria è scesa al 3% di carica
(Nelle battute dei collettivi social non esiste quasi —e dicasi quasi— mai l’a-capo perché sono quasi —e dicasi quasi— tutte freddure flash e devono stare su un rigo solo per esser colte al volo dall’occhio del navigatore. Se invece il lettore percepisce, ancor PRIMA di leggere, che ci sono montagne di capoversi, egli istintivamente e pressoché istantaneamente porta l’occhio da un’altra parte.)

CRITERI DI SELEZIONE

Sono molteplici.

Per Twitter dipende molto dagli argomenti presenti nella TL, ma dinanzi a battute valide o divertenti ignoriamo tranquillamente gli hash e le tendenze. Inoltre controlliamo quelle che raccolgono più “mi piace” nel forum (quindi in un certo senso siamo tutti selezionatori).

Per la Pagina Facebook siamo più elastici, ma in due modi:

  1. Per i post lunghi di solo testo, pubblichiamo di tutto;
  2. Per le battute migliori, costruiamo loro delle “cartoline grafiche” marchiate Soppressatira.

Per i post sul sito web usiamo sempre il metodo delle segnalazioni fra amministratori; inoltre scegliamo i tweet che hanno ottenuto più successo. Molte battute possono subire un “lab” più o meno pesante per renderle funzionali alla narrazione.

N.B.: Se per un periodo un autore viene pubblicato di meno non significa necessariamente che sia vittima di un complotto… Magari manca da molto, sta scrivendo male o su argomenti che per vari motivi non risultano appetibili al pubblico. In ogni caso l’autore che si debba lamentare di qualcosa può sempre rivolgersi al signor Malaussène.

 

«COS’È LA SATIRA?»

«In generale l’obiettivo della satira è quello di usare l’umorismo o l’ironia per raccontare verità, seminare dubbi, smascherare ipocrisie, attaccare i pregiudizi e mettere in discussione convinzioni. Il bersaglio di solito sono i politici, i potenti, gli opinion leaders, etc. e mai i disgraziati». Giggi Delirio
«Quando sotto la battuta postata ci sono tanti insulti, è satira. Quando c’è scritto: “che bella, hai ragione, è proprio così”, è merda». Lvix Tirexia

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Da Lateral, Radio Capital – I dieci comandamenti della pagina ufficialissima
1. La satira è il signore dio tuo.
2. Non pronunciare battute invano, non pronunciarne troppe. Seleziona.
3. Ricordati di santificare le pause. Se non ti viene, non importa.
4. Onora i padri e le madri: se citi, cita con nome e cognome.
5. Non uccidere. Sii cinico, ma per il bene. Sii stronzo, ma perché serve.
6. Commetti pure adulterio. Scrivi altrove, soprattutto sulla tua bacheca. Ma se la scrivi qui, scrivila solo qui.
7. Non rubare.
8. Rifuggi il facile, lo scontato, il demagogico. Non fare propaganda, togliti quegli occhiali di partito quando fai il cazzone. Scherza.
9. Non desiderare la punteggiatura ad minchiam, l’ortografia a cazzo, la parolaccia gratis.
10. Sempre e comunque Forza Bologna. Anche in B.
Nota bene – A deroga totale degli altri dieci comandamenti, vale l’unica legge della satira: se fa ridere, va bene.

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La altre dieci tavole del Sinai

1) Non ci sono limiti
Se non quelli che ti imponi tu, ovviamente, per gusto, carattere e sensibilità.

2) La prima battuta che ti viene in mente è quasi sempre scontata
Anche se te la pubblicano e te la pagano.

3) Se ti viene una battuta buona, probabilmente qualcun altro l’ha fatta prima di te
Controlla, c’è internet, adesso.

4) Se non fa arrabbiare nessuno, la battuta è brutta
E probabilmente sei scarso. E leva il probabilmente.

5) Se non si arrabbia nessuno, ma ridono tutti, allora non sei scarso
Però fai umorismo, magari buono, non satira.

6) Le parolacce vanno bene, il dialetto pure
Non sei in chiesa: rilassati e pensa che certe cose Zavattini le ha dette in radio quando non eri ancora nato.

7) Non aver paura di quello che pensi
L’autocensura è la forma di censura più subdola e squalificante. Ogni tanto prenditi a schiaffi, ti fa bene.

8) Fidati di quelli bravi
Se incontri un redattore o un direttore in gamba, e capisci che è in gamba, fidati.

9) Non ti fidare di quelli scarsi
A meno che non risolvano tutti o la maggior parte dei tuoi problemi economici, non far mai comunella con quelli scarsi. Il piattume è subdolo, ti si attacca addosso, e tempo dieci giorni ti trovi senza nemmeno saperlo a far battute sulle suocere o sui politici che rubano. (Personalmente, preferisco le suocere.)

10) Attento ai bersagli
Non sempre è il politico, il bersaglio grosso. Quella è gente ormai vaccinata, e se ne frega di te e della satira. Qualche volta è più utile la satira di costume: capire come, quanto e perché siamo diventati una società che elegge dei cretini, fa girare film a dei mediocri e pubblica dei cepponi. Per un autore satirico è importante non essere innocuo. Anche per la vicina di casa.

E infine, l’ultimo consiglio non richiesto: la satira è una cosa seria, ma non è detto che debba per forza trasformarsi in un pippone. Cerca, se possibile, di divertire, di strappare anche una risata. Non c’è niente di male nel dire cose serie senza annoiare.

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Da “Almanacco Luttazzi della nuova satira italiana 2010”, di Daniele Luttazzi

Una battuta è un racconto in miniatura in cui distinguiamo una trama (il plot) e una sceneggiatura (la struttura). Il plot contiene una risata latente che solo la struttura fa esplodere.
Detto in altro modo: una battuta è formata da un plot (l’idea) e da una struttura (la tecnica), e contrariamente a quello che pensano tutti, a far scattare la risata non è l’idea/contenuto ma la tecnica.
Fateci caso: quando un giornalista riassume la battuta di qualche comico oppure ne fa una parafrasi con parole sue, la battuta non fa ridere. Il contenuto serve alla salienza e predispone l’animo alla risata, ma è la tecnica (il timer) a farla esplodere.
Esempio: una battuta era “Berlusconi è talmente faccia di culo che arriverà a sostenere che era lui a essere pagato dalle donne per le sue prestazioni sessuali”. Pubblicata, è diventata: “Berlusconi: «Le escort? Erano loro a pagare me.»”.
Dal confronto fra la battuta inviata e la stessa battuta pubblicata, uno impara tante cosine, se vuole.

La struttura di una battuta è il meccanismo a orologeria che modula il fluire del tempo narrativo rendendolo sorprendente.
Una struttura standard (formula) che risale alla notte dei tempi: “X è talmente (aggettivo) che (esagerazione)”.
Esistono vari meccanismi, ciascuno composto da tante rotelline: fra queste, una delle principali è l’esattezza del dettaglio. Come LA SINTESI A SCAPITO DEL RITMO È UN ERRORE, così È UN ERRORE LA SINTESI A SCAPITO DELL’ESATTEZZA.
Un caso interessante è la battuta “Berlusconi: «La Gandus giudice? È come se il proprietario di Mediaset facesse le nomine dei dirigenti Rai»”.
L’implicazione di questo paragone è falsa: la battuta finisce per sostenere che la Gandus non è legittimata a fare il giudice così come Berlusconi non lo è per fare le nomine Rai; ma la Gandus ha tutto il diritto di fare il giudice e di essere considerata imparziale, mentre Berlusconi non ha alcun diritto di fare le nomine Rai. ATTENTI A QUELLO CHE LA VOSTRA BATTUTA DICE DAVVERO!
In un altro meccanismo, la rotellina nevralgica è l’allusione.

Non siate precipitosi. Preferibile scartare la prima battuta che vi viene in mente su un argomento. Già che ci siete, scartate anche la seconda. Inviate la terza idea o magari la quarta.

C’è un luogo comune secondo cui la satira non deve fare politica e non dev’essere faziosa. Errore: la satira NASCE politica e faziosa, con Aristofane. È politica e faziosa per natura. “Ingiuriare i mascalzoni, a pensarci bene, è onorare gli onesti”. (Aristofane, ‘I cavalieri’)

Divertenti si nasce. Sapere la tecnica non è sufficiente. Comunque, cinque princìpi valgono in tutti i casi: BREVITÀ, ESATTEZZA, SEMPLICITÀ, SORPRESA, RITMO.
Cosa dà lo spunto per una battuta? Il tuo modo di vedere le cose. E questo non si può insegnare, mi spiace.

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Una tecnica usata dal Mangla, mutuata dai metodi del brainstorming pubblicitario (e pubblicata per la prima volta sul suo Facebook), consiste nell’usare il cosiddetto “pensiero laterale”.
I risultati di una ricerca attraverso il “pensiero laterale” possono essere usati per creare satira quasi in automatico.

Partiamo dalla fine. La battuta è: «Amanda Knox ha preso il primo aereo. Sollecito, no?».
La notizia cui si riferisce: «Amanda Knox, appena scagionata nel processo di appello per il famigerato caso Meredith, si è subito imbarcata per Seattle».
Il primo passo è scomporre la notizia nelle parti fondamentali…

-Amanda Knox
-scagionata
-subito
-imbarcata
-Seattle

Dopodiché si prende tutto ciò che viene in mente riguardo al soggetto (Amanda Knox)…
-Rudy Guede
-processo
-senza prove
-Meredith
-Raffaele Sollecito
-[altro]

…e si passa sotto la lente d’ingrandimento del “pensiero laterale”, per vedere se “lateralmente” ci sono degli appoggi utili:
-Rudy Guede = nero, povero, assassino, reo confesso
-processo = magistratura, Berlusconi, giudici
-senza prove
-Meredith
-Sollecito = svelto, veloce, pronto

Ecco lì l’appoggio: “Sollecito” coincide con la terza delle parti fondamentali isolate prima, “subito”.
Ora si prende la sintesi della notizia originale…
«Amanda Knox, appena scagionata, si è subito imbarcata per Seattle»

…e ci si sostituisce dentro la coincidenza trovata “lateralmente”:
«Amanda Knox, appena scagionata, si è SOLLECITO imbarcata per Seattle»

La battuta è quasi pronta: non resta che riscriverla con un senso compiuto, sostituendo alcuni termini che stanno meglio con la ‘coincidenza’, e magari eliminando le cose superflue:
«Amanda Knox, SOLLECITO imbarco per Seattle»…
«Amanda Knox, volo SOLLECITO per Seattle»…
Manca ancora del sale, il doppiosenso non è lampante e la struttura è penosa. Cosa ci vuole? Che Raffaele Sollecito entri direttamente nella battuta, che diventi davvero protagonista della storia. Come? Facendo quello che fa Amanda: imbarcarsi sul primo aereo. “Ma anche no”.
Un gioco di presenza/assenza che moltiplica i significati:

«Amanda Knox ha preso il primo aereo. Sollecito, no?»

Tentativo dopo tentativo, si sono ottenuti una marea di doppi e tripli sensi.

La prima volta che ci si cimenta può apparire complicato, col tempo però diventa semplice… (i copywriters lo fanno ogni giorno).